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Barbiana

teatro di un’esperienza unica

Da qui è partita una delle rivoluzioni educative più potenti del Novecento italiano.

- Un semplice cartello indicatore artigianale segnala la via (una strada sterrata) che conduce alla piccola frazione di Barbiana, località nel comune di Vicchio, in provincia di Firenze.

Barbiana: la Scuola di Don Milani 


Barbiana non è un paese, e forse non è nemmeno un villaggio; è un mucchio di case sparse sul monte Giovi, nel Mugello, dove il tempo sembra essersi fermato. Eppure, proprio da questo isolamento geografico, è partita una delle rivoluzioni educative più potenti del Novecento italiano.

I pochi, vecchi edifici di cui è costituita la frazione di Barbiana, da cui spicca il semplice campanile. 

L'arrivo di Don Milani

Nel 1954, Don Lorenzo Milani fu inviato a Barbiana quasi come in "esilio". La Chiesa dell'epoca vedeva con sospetto le sue posizioni radicali a favore dei poveri. Al suo arrivo, la parrocchia era priva di strade, luce elettrica e acqua corrente. Invece di scoraggiarsi, Milani trasformò quella marginalità in un punto di forza.

Una vecchia foto che ritrae Don Lorenzo Milani impegnato nel ruolo di docente a favore dei ragazzi dei ceti più poveri presenti nel territorio. 

La Scuola di Barbiana

Don Milani si prodigò al massimo delle sue forze per offrire un’istruzione alle persone della zona (e non solo) appartenenti ai ceti più bassi, offrendo con questo un’opportunità di riscatto sociale ed economico.

Creò una scuola aperta a tutti, basando il metodo d’apprendimento su una visione pedagogica a modo suo innovativa per il tempo.

La scuola non era fatta di banchi e pagelle, ma di una grande tavola attorno alla quale ci si sedeva per imparare a leggere e a pensare.

•    Il motto: "I Care" (Mi importa, mi sta a cuore), in netta contrapposizione al motto fascista "Me ne frego".

•    L'obiettivo: dare la parola ai poveri. Per Don Milani, l'operaio era tale perché conosceva 100 parole, mentre il padrone ne conosceva 1000. Colmare quel divario linguistico significava colmare un divario di dignità e diritti.

•    La scrittura collettiva: i ragazzi scrivevano insieme, limando ogni frase finché non fosse chiara a tutti. Da questo metodo nacque il celebre libro "Lettera a una professoressa", una critica feroce alla scuola selettiva che "boccia i poveri".

La scuola non era fatta di banchi e pagelle, ma di una grande tavola attorno alla quale ci si sedeva per imparare a leggere e a pensare”.

Su una delle pareti campeggia ancora il celebre motto "I Care" (mi importa, mi sta a cuore), che riassume l'intera filosofia del Priore: l'esatto opposto del "me ne frego" fascista.

Importante è anche la piccola Chiesa di Sant'Andrea, una struttura semplice e austera. Accanto ad essa si trova la canonica, che fu la casa di Don Milani.

Gli Strumenti della Conoscenza 

Don Milani credeva che per essere cittadini sovrani bisognasse possedere la parola e conoscere il mondo.

I numerosi libri utilizzati un po’ da tutti i ragazzi che qui hanno studiato, fintanto che la scuola di Barbiana ha funzionato. Sono conservati gelosamente.

L’astrolabio (qui in evidenza) e le mappe, strumenti fatti a mano per studiare l'astronomia e la geografia, a testimonianza di una didattica che partiva dal concreto per arrivare all'universale.

Poco distante dalla casa, si trovano i segni di una scuola che occupava tutto il tempo dei ragazzi.

La fucina/officina, dove i ragazzi imparavano a lavorare il legno e il metallo. Don Milani diceva che "il sapere serve solo per darlo", ma insegnava anche l'importanza del lavoro manuale.

La piccola piscina, una vasca in cemento costruita dai ragazzi stessi. Non era un lusso, ma un mezzo per vincere la paura dell'acqua e imparare a nuotare, un'altra metafora del superamento dei propri limiti.

L’ambiente che funge da cucina e da soggiorno, rimasto quasi intatto da quando Don Milani qui abitava.

Appesa nella parte alta di una parete dell’aula destinata allo studio campeggia una serie di riquadri che riassume, in forma di mappe in successione, le posizioni e le conquiste territoriali dei vari eserciti durante la Seconda Guerra Mondiale.

Il Cimitero 

In un piccolo spiazzo recintato da un muretto a secco, si trova il minuscolo cimitero di Barbiana.

Lorenzo Milani è sepolto qui, nella terra che ha servito. È una tomba semplicissima, coperta da una lastra di pietra e circondata dal verde, coerente con una vita spogliata di ogni orpello e dedicata interamente agli "ultimi".

L'eredità di un luogo austero

Oggi Barbiana è un luogo di silenzio e memoria. Si può visitare la piccola chiesa, la canonica che ospitava la scuola e il cimitero dove riposa il Priore.

"Ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne tutti insieme è la politica. Sortirne da soli è l'avarizia."

Barbiana resta il simbolo di una pedagogia dell'inclusione, ricordandoci che la cultura non serve a scalare le gerarchie sociali, ma a diventare cittadini liberi e consapevoli.

Visitare Barbiana non è una gita turistica tradizionale; è un pellegrinaggio laico nel cuore di una rivoluzione pedagogica. Situata sulle pendici del Monte Giovi, nel Mugello, Barbiana oggi appare come un luogo di silenzio assoluto, dove il tempo sembra essersi fermato per preservare il messaggio di Don Lorenzo Milani.